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lunedì 3 dicembre 2012

Revythada - zuppa di ceci

Una preghiera biancazzurra per ogni giorno dell'anno. Tetti e terrazze candide, ornate di corni e boccali di terracotta. Sole impetuoso, vento che spazza senza pietà le aride colline, capre scalatrici dalle forti gambe. Croci bianche che si lanciano come colombi guerrieri nel blu del cielo. Silenzio. Mare.
Sifnos è un rosario di 365 chiesette, costruite, scavate, infilzate in ogni angolo dell'isola. Il bianco splende, ferisce quasi gli occhi, riposi un po' lo sguardo sul turchese e sul blu dell'acqua, cala la sera, respiri profumi antichi, fico e cappero, timo e maggiorana, mentuccia e basilico. 
La domenica mattina, terminata la messa, le massaie di Sifnos aprono i forni di terracotta e tirano fuori una delizia che cuoce lentamente dalla sera prima, è la famosa revythada, la zuppa di ceci che si sciolgono in bocca.




Cosa ci serve (per 4 persone):

  • 400 grammi di ceci 
  • una cucchiaiata di bicarbonato
  • una cipolla grande
  • una tazzina da caffè di olio
  • sale
  • pepe
  • rosmarino
  • limone

Mettiamo i ceci in una capiente pentola dalla sera prima, li copriamo di acqua calda, chiudiamo con il suo coperchio e lasciamo riposare tutta la notte.
Il giorno dopo i nostri ceci si saranno gonfiati e saranno pronti da cucinare. Aggiungiamo il bicarbonato e lasciamo riposare per un'altra ora. Poi eliminiamo l'acqua e poniamo i ceci in uno strofinaccio pulito e li strofiniamo energicamente per eliminare buona parte delle pellicine bianche. Laviamo bene alla fine i nostri ceci.
Rimettiamo tutto in un recipiente di coccio adatto a cotture lunghe, aggiungiamo l'olio, il pepe, il rosmarino sminuzzato e la cipolla tritata. Copriamo di abbondante acqua i ceci, chiudiamo bene il recipiente e poniamo in forno per 5-6 ore a 150°C. 
Quasi alla fine della cottura apriamo il contenitore per aggiustare di sale e regolare la quantità di acqua della zuppa. Quando i ceci saranno cotti, apriamo il coperchio del recipiente ed irroriamo con il succo di limone a quantità desiderata. Io solitamente uso 2 limoni perché mi piace il sapore della revithada abbastanza acidulo.
Servite con del rosmarino fresco e fettine di pane tostato!







mercoledì 28 novembre 2012

Muffins salati con pancetta e uvetta

Il cielo si è caricato di piombo e la giornata si è travestita a lutto. Le nuvole piangono lacrime grosse come ciliegie. Abbiamo acceso le luci ma l'umore non è cambiato, un poco pigro, un poco annoiato, un poco triste per il lungo inverno che ci aspetta...
Avevamo bisogno di qualcosa di luminoso e gioioso da fare ed assaggiare, un'idea di primavera nella nostra cucina. Ed eccoli i nostri bocconcini con buona pancetta e dolce bionda uvetta!!!




Cosa ci serve (per 12 tortine):
  • 200 grammi di farina
  • 100 ml di latte
  • 100 grammi di parmigiano grattugiato
  • 100 grammi di pancetta a cubetti
  • 2 cucchiaiate di olio
  • 150 grammi di piselli surgelati
  • una piccola cipolla tritata
  • una bustina di lievito per preparazioni salate
  • 80 grammi di margarina a temperatura ambiente
  • 100 grammi di uvetta bionda ammollata
  • 3 uova
  • sale
  • pepe
  • prezzemolo

Preriscaldiamo il forno a 180°C. In una padella antiaderente rosoliamo la pancetta con il suo grasso e poi la manteniamo calda. Scaldiamo poi l'olio e vi facciamo sudare la cipolla per qualche minuto, poi aggiungiamo i piselli, saliamo e lasciamo cuocere per 5 minuti con i suoi liquidi. Ammolliamo l'uvetta in poca acqua.
Con lo sbattitore mescoliamo le uova con il latte, aggiungiamo la margarina e il prezzemolo, la farina e il lievito, il formaggio e il pepe, aggiustiamo di sale. Per ultimi aggiungiamo l'uvetta strizzata bene, i piselli e la pancetta. 
Versiamo l'impasto in 12 formine di silicone ed inforniamo per 20 minuti.




Pronti!!!
Lasciate raffreddare prima di sformare. Sono ottimi anche il giorno dopo.





domenica 25 novembre 2012

Kydonopasto - Dolcetti di mele cotogne

(Κυδωνόπαστο)

Ormai siamo alla fine di novembre e la stagione di questo frutto meraviglioso che è la mela cotogna sta per terminare. Se potete, approfittatene per conservare durante l'inverno tutto il sapore e il profumo dell'oro dell'autunno. Kydonòpasto è un dolce dimenticato, una prelibatezza di tempi passati che la frenesia della vita moderna non dà il tempo di preparare e nemmeno ricercare e gustare.
Nelle ultime due settimane mi sto occupando di mele cotogne, le cucino, le inforno, le passo al setaccio, le conservo... La mia casa è permeata da aromi e spezie esotiche, sa di chiacchiere serali attorno al camino,sa di mamma, di nonna, di figlia e di nipote, respira ricordi del baule antico della soffitta, sogna pizzi e stoffe preziose colorate del seppia di vecchie foto, entrate e sentirete il dolce profumo dell'autunno.




Cosa ci serve (per 60 pezzi circa):

  • 2 chili di mele cotogne
  • 700 grammi di zucchero
  • mezza tazzina da caffè di cognac
  • una bacca di vaniglia 
  • una tazza di noci tritate grossolanamente
  • mandorle spelate e divise a metà 
  • zucchero semolato per decorare

Lavate bene le mele cotogne e strofinatele per eliminare la peluria esterna. Tagliatele a metà e mettetele in una teglia con poca acqua, infornate a 170 °C coperte con un foglio di alluminio finché non si ammorbidiscano. Lasciate raffreddare completamente, pulite dai semi e le parti dure. Con un frullatore riducete le mele cotogne a purea finissima. Aggiungete lo zucchero, il cognac e la vaniglia e ponete in una capiente pentola a fondo spesso, mettete a cuocere a fuoco medio, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.
La pentola deve rimanere scoperta per far evaporare al più possibile la purea di mele cotogne, fate molta attenzione agli schizzi bollenti! Cuocete fino a quando la purea si stacca facilmente dalle pareti della pentola.
Io ho lavorato la purea a fuoco bassissimo, causa altri impegni in casa, così facendo ci ho messo circa 4 ore. Un po' tantino, ma ne è valsa la pena!





A questo punto andiamo a stendere la purea in una teglia larga, foderata con carta da forno e ben imburrata. Per stendere in maniera omogenea usiamo il dorso di un cucchiaio bagnato nel cognac.




Lasciate riposare in luogo asciutto preferibilmente ventilato per 2-3 giorni coperto con garza. Non affrettatevi a tagliare prima perché i dolcetti perdono la forma se non sono completamente asciutti.. E' molto importante che il dolce perda completamente l'umidità, altrimenti può ammuffire. Dopo che il kydonòpasto avrà raggiunto la consistenza delle caramelle gommose, tagliatelo a rombi, rotolateli nello zucchero semolato e confezionateli uno ad uno nella pellicola da cucina. Così si possono conservare anche per mesi.
Provateli con formaggi e vini corposi, ottimi!

mercoledì 21 novembre 2012

Mele cotogne al forno profumate al brandy

Un dolce semplice, un sapore di una volta, quando le nostre nonne erano giovani fanciulle che offrivano ai visitatori squisitezze fatte in casa con i prodotti dell'orto e del frutteto che crescevano in fondo al cortile, oltre il pollaio e la stalla con l'asina, le capre e le pecore.
Mettevano in tavola il servizio buono, le posate di argento e i tovaglioli pazientemente ricamati a mano sotto la finestra negli interminabili e noiosi inverni. Le mele cotogne al forno hanno il colore del tramonto e il profumo di sogni lontani che forse non si avvereranno mai, ma per questo sono i più preziosi tra i sogni.



Cosa ci serve (per 4 persone):

  • 2 mele cotogne di medie dimensioni
  • 100 grammi di zucchero
  • 10 grammi di margarina
  • una tazza di acqua
  • una tazzina da caffè di brandy
  • 5 chiodi di garofano
  • 5 semi di cardamomo interi
  • una stecca di cannella
  • yogurt greco o gelato alla vaniglia per servire

Laviamo bene le mele cotogne per eliminare la peluria esterna, tagliamo in quattro parti e togliamo la membrana interna con i semi. Disponiamo le fette in una pirofila piccola per non lasciare molti spazi vuoti attorno alla frutta. Le andiamo a condite con i chiodi di garofano, la cannella, il brandy e il cardamomo. In un pentolino facciamo lo sciroppo con l'acqua e lo zucchero e lo versiamo sopra le mele. Completiamo con fiocchetti di margarina e inforniamo a 180 gradi per un'ora coperto con un foglio di alluminio.
Successivamente togliamo le mele cotogne dal forno, le giriamo e finiamo la cottura senza foglio di alluminio per altri 40 minuti circa.
Si possono servire tiepide oppure fredde con dello yogurt greco denso, o con il gelato alla vaniglia e una spolverata di cannella.



Buona giornata...




...e buon dessert a tutti!


venerdì 16 novembre 2012

Tenerina (orgogliosamente ferrarese)

Sono tornata dai tropici con una voglia infinita di torta al cioccolato!!! Con queste temperature da autunno inoltrato e l'aria frizzantina sulle guance dopo la passeggiata pomeridiana, non vedo l'ora di prepararmi un bel caffè e gustare con tutta calma un quadratino di sofficissima torta, spezzare con la forchetta la croccante crosticina e lasciarmi deliziare dal cremoso cuore di cioccolato fondente.
La tenerina è una delle ricette che tradizionalmente si preparano in ogni casa di Ferrara, in occasione più o meno di... qualsiasi cosa! E' una torta bassa, fatta con tanto cioccolato e burro e pochissima farina. Molto facile da preparare, a casa mia sparisce in giornata...



Cosa ci serve (per 8-10 porzioni):
  • 200 grammi di cioccolato fondente
  • 200 grammi di burro
  • 150 grammi di zucchero 
  • 3 uova
  • 2 cucchiaiate di farina 00
  • 2 cucchiaiate di latte

A bagnomaria andiamo a sciogliere il nostro cioccolato fondente insieme al burro. Quando questi due ingredienti sono tra di loro ben amalgamati aggiungiamo anche lo zucchero e mescoliamo bene per farlo sciogliere. Spegniamo poi il fuoco e lasciamo intiepidire un po' il composto di cioccolato.
Successivamente aggiungiamo i tuorli di uovo, uno alla volta, mescolando velocemente per non farli cuocere, il latte e la farina. Montiamo a neve ferma gli albumi e li incorporiamo al composto di cioccolato con movimenti circolari dal basso in alto.




Imburriamo bene una tortiera quadrata, in precedenza foderata con carta forno. Versiamo il nostro impasto (che deve avere una consistenza molto fluida) e livelliamo bene battendo con la mano sulle pareti esterne. Inforniamo a 180°C in forno ventilato per 30 minuti circa.
Lasciamo raffreddare bene prima di tagliare a quadretti, altrimenti si sbriciola!!! Possiamo decorare con zucchero a velo e frutti rossi



Piace a tutti!!!


mercoledì 14 novembre 2012

Torta di mele cotogne al Nettare di Samos


Nettare era il vino degli dei, bevanda divina, espressione massima della gioia di vivere!

Si narra che gli antichi greci portarono le vigne del moscato dalla Crimea nel famoso viaggio degli Argonauti. Una volta che si è ben radicato nelle isole dell'Egeo (con "epicentro" l'isola di Samos), si è poi diffuso lungo il Mediterraneo, in tutto il mondo. La storia del moscato di Samos è antica e si fonde con le leggende, a partire dall'era del re Agaio, che viaggiò nella Tauride con gli Argonauti. Per quanto riguarda le grazie della terra di Samos, troviamo riferimenti nell'Aitlio che sosteneva che a Samos le vigne, i fichi e i rosai fiorivano ben due volte all'anno! Se lasciate per un po' le splendide spiagge e vi inoltrate nel entroterra, vi immergerete nella natura isolana verde e profumata fino a scorgere le terrazze graduate sul Monte Ampelos dei vigneti che giungono fino a un'altezza di 900 metri s.l.m. e producono quantità controllate di uva dai piccoli chicchi biondi molto aromatica (moschos in greco è il profumo...)

Nei giorni nostri, la produzione di vini è una delle principali attività di Samos, con predilezione per i passiti. Il Nettare è il più famoso tra i passiti, vino molto invidiato e con innumerevoli tentativi di riproduzione che però non hanno mai funzionato altrove se non a Samos, grazie alle sue particolarità climatiche e territoriali. E certamente grazie alle preziose nozioni vitivinicole dei suoi abitanti! Ha colore ambrato e profumi molto intensi di frutta autunnali e spezie e...si abbina benissimo con un'altra delizia dell'autunno che sono le mele cotogne, come nella ricetta che andrò a illustrarvi!




Cosa ci serve:

  • 2 e 1/2 tazze da tè di farina 00
  • 2/3 di tazza di zucchero bruno
  • 150 grammi di burro ammorbidito
  • 3 uova
  • 1/2 tazza di miele
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • un pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1/2 cucchiaino di noce moscata
  • 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere

Per le mele cotogne al vino

  • 3 mele cotogne grandi
  • mezza bottiglia di Nettare di Samos
  • 1 e 1/2 tazza di zucchero
  • la buccia di un limone non trattato (senza la parte bianca)
  • 4 chiodi di garofano interi

Laviamo le mele cotogne e le tagliamo a metà, senza eliminare la membrana interna con i semi. Sfreghiamo bene la parte bianca con il succo di limone, così non anneriscono. Poniamo in una pentola larga con il vino, lo zucchero, la buccia di limone e i chiodi di garofano e portiamo ad ebollizione. Abbassiamo poi il fuoco al minimo e lasciamo sobbollire finché non si ammorbidiscono le mele. Spegniamo e lasciamo raffreddare la mele nel loro sciroppo. Successivamente mettiamo mele e sciroppo in un contenitore di vetro chiuso ermeticamente e conserviamo in frigo per una notte.
Il giorno dopo:
Preriscaldiamo il forno a 180°C. Togliamo le mele cotogne e conserviamo lo sciroppo, eliminiamo la membrana centrale con i semi e le affettiamo a fettine sottili di circa 1 cm, le disponiamo in una pirofila rotonda (foderata con carta da forno e imburrata) a strati concentrici partendo dall'esterno. Spolverizziamo con 2 cucchiaiate di zucchero e una tazza di sciroppo.




Lavoriamo bene lo zucchero e il miele con il burro fino ad ottenere una crema spumosa ambrata. Aggiungiamo ad una ad una le uova e continuiamo a lavorare bene, aggiungiamo la cannella, la polvere di chiodi di garofano e la noce moscata. Per ultima aggiungiamo la farina mescolata con il lievito, il sale e il bicarbonato; lavoriamo bene l'impasto fino a che non diventi omogeneo e lo versiamo sopra la composizione delle mele cotogne. Livelliamo bene e inforniamo per 40-45 minuti (se si scurisce molto, copriamo con un foglio di alluminio).




Togliamo dal forno e facciamo raffreddare leggermente. Innaffiamo bene con lo sciroppo rimanente e lasciamo che assorba bene, poi capovolgiamo la torta nel piatto da portata. Decoriamo con una spolverata di cannella e zucchero di canna oppure con panna fresca montata senza zucchero.




martedì 30 ottobre 2012

Rondòn di San Andrès

Oggi vorrei farvi conoscere una pietanza molto particolare che proviene dall'isola caraibica di San Andrès. Il nome di questo gustosissimo (e complicatissimo...) piatto vanta diverse origini, basate su leggende o su giochi di parole. La versione più ampiamente riconosciuta è che il nome proviene dall'espressione inglese "run down" che significa in traduzione libera "correre a casa", la frase che le mogli isolane gridavano ai mariti, quando il pranzo era pronto!
Oggigiorno gli abitanti di San Andres parlano con orgoglio della loro piatanza tipica, ma consigliano di "consumarla non più di due volte all'anno" perché servono almeno sei mesi per riprendersi dalla scorpacciata!  In effetti, l'apporto calorico è più che consistente...





Cosa ci serve (per 6 persone):

  • Il latte di 4-5 noci di cocco (esiste in scatola in supermercati ben forniti)
  • 4 pesci grandi tipo pagro rosso o triglia grande (circa 300-400 gr l'uno)
  • 500 gr di coda di maiale
  • 250 gr di lumaconi di mare puliti (a San Andres usano il caracol pala che è un mollusco enorme!)
  • eventualmente 250 gr di polpa di granchio
  • 250 gr di yuca pulita e tagliata a tocchetti
  • 300 gr di patate pulite e tagliate a tocchetti
  • 250 gr di zucca
  • una cipolla tagliata fine
  • 4-5 spicchi di aglio
  • 4 platani verdi tagliati a tocchetti
  • pepe nero in grani
  • sale
  • radice di zenzero tritata
  • origano
  • basilico
  • 100 gr di farina 
  • limoni
  • aceto
  • lievito

Pulite i pesci e conditeli con sale, pepe e limone. Cuocete la coda di maiale tagliata a pezzi e condita con sale e pepe per circa un'ora (oppure 15 minuti in pentola a pressione). Estraete i molluschi dal loro guscio, lavateli bene per eliminare la sabbia, cuoceteli in acqua e aceto. Con la farina, un pizzico di lievito, un pizzico di sale e poco latte di cocco fate un impasto piuttosto duro col quale formerete tante piccole "piadine" delle dimensioni di una moneta da 2 euro.
Prendete poi un pentolone grande e stratificate gli ingredienti della zuppa in questo ordine:

  1. latte di cocco, cipolla e aglio e fate cuocere per 3 minuti a fuoco alto
  2. abbassate il fuoco
  3. aggiungete la yuca, le patate, la zucca e i platani e fate cuocere per altri 15 minuti,
  4. ora potete aggiungere il pesce, la coda di maiale e i molluschi (e la polpa di granchio se l'avete)
  5. lasciate cuocere per 20 minuti
  6. successivamente condite con gli odori (zenzero, pepe, basilico e origano)
  7. fate cuocere altri 10 minuti
  8. aggiungete le piccole "piadine" e fate cuocere altri 5 minuti.
  9. Aggiustate di sale!
Tenete sempre da parte un po' di latte di cocco in caso la zuppa si addensi troppo!
Servite la zuppa in piatti fondi, facendo attenzione a distribuire bene i componenti nei piatti, cosicché ogni commensale possa assaggiare tutto. 
Buona cucina caraibica!





giovedì 25 ottobre 2012

Canelazo

Per finire bene una cena in Colombia usa consumare una bevanda calda, forte e profumata che si chiama canelazo. Appena ne abbiamo sentito parlare io ho rizzato le orecchie, ogni cosa che ha a che fare con la cannella mi emoziona... Ho chiesto informazioni alla gentilissima e sorridente padrona (e barista) del bar ed eccoci qua!





Il canelazo è tipico della Colombia, del Perù e dell'Equador. Si fa usando una grappa locale, l'aguardiente (acqua ardente...) che è grappa estratta dallo zucchero di canna.
Il secondo ingrediente fondamentale è l'agua de panela. E quì bisogna aprire un altro capitolo... L'acqua di panela è un elisir simile alla nostra tisana che da bambini ci guarisce da tutte le malattie, mal di gola, mal di pancia, mal di orecchie, malocchio... tutto! Si fa sciogliendo nell'acqua calda una tavoletta di panela che altro non è che sciroppo di canna concentrato fino a formare una massa solida. Le tavolette di panela si possono trovare in ogni supermercato, semplici oppure profumate con aromi di frutta.

Le varianti di canelazo anche solo in giro per la Colombia sono tante. Qui vi propongo la ricetta che mi hanno dato le signore del mercatino di Usaquen che la domenica semplicemente aprono la porta di casa loro e vendono ai passeggianti dolci e bevande fatte in casa!


Cosa ci serve (per 4 persone):

  • 2 tazze (da thé) di aguapanela
  • 1 tazza (da thé) di aguardiente
  • 4 stecche di cannella
  • 1/2 cucchiaino di succo di lime
  • zucchero per servire


Scaldate due tazze di aguapanela senza farla bollire con le stecche di cannella, spegnete il fuoco e aggiungete l'aguardiente e il succo di lime. Mescolate velocemente. Preparate le tazzine di vetro del caffè espresso bagnandone i bordi con acqua calda e poi passandole nello zucchero. Versate immediatamente il canelazo nelle tazze e servite caldo, magari con una spolverata di cannella sopra. E' buonissimo!

lunedì 15 ottobre 2012

Buñuelos

Queste frittelle di formaggio fresco sono una tipica ricetta Colombiana del periodo natalizio. Sono un mix di dolce e salato, quindi bisogna fare molta attenzione alla scelta del formaggio che deve essere "morbido, fresco, di pasta bianca, dal sapore soave e generalmente neutro e di consistenza granulosa". Qui lo chiamano "requeson" che è un formaggio fatto dal siero di latte, proprio come la nostra ricotta.
I buñuelos si trovano in quasi tutte le bancarelle dove si vende cibo di strada, che almeno a Bogotà si può comprare e consumare tranquillamente senza nessuna conseguenza, dato che anche i venditori ambulanti osservano un certo livello di igiene. Sono particolari, ma buoni! Provateli!




Cosa ci serve (per 6 persone):

  • 250 grammi di fecola di mais
  • 250 ml di latte
  • 500 grammi di ricotta (o requeson)
  • 2 uova
  • un cucchiaino di zucchero
  • un cucchiaino di lievito in polvere
  • mezza tazza di olio 

Mescoliamo tutti gli ingredienti e lavoriamo bene con le mani fino ad ottenere un impasto elastico, liscio e senza grumi. Se desideriamo aumentare l'elasticità dell'impasto, possiamo aggiungere un altro po' di latte.
Spolveriamo di farina la nostra superficie di lavoro e formiamo tante piccole palline che poi andiamo a friggere in abbondante olio finché non diventano dorate. Solitamente basta un minuto per parte!





Noi li abbiamo assaggiati in questa piccola fruteria, in attesa che smettesse di diluviare, prima di ripartire per la prossima avventura in città!



lunedì 8 ottobre 2012

Ajiaco Bogotano o Santafereño

Visto che ci troviamo in Colombia per l'ampliamento di una unità della nostra famigliola (una figlioletta di 4 anni...) e dato che il reperimento di materiali per le mie ricette greche risulta mooolto ma moooolto difficile, approfitto per proporvi un piatto tipico di Bogotà, la capitale della Colombia, nota anche con il nome di Santa Fe, che è il suo quartiere più antico. 
E' l'ajiaco, una zuppa di pollo, mais, tre tipi di patate, le sabanera (grandi, durissime e nere), le criolla (piccole e gialle che conferiscono alla zuppa il suo tipico colore giallo) e le pastusa (bianche e farinose, tipo patate per gnocchi) insieme ad avocado, capperi ed erbe.
L'erba usata per profumare questa zuppa è un comune infestante dei nostri orti e vasi da fiori, la Galinsoga parviflora che qui chiamano guascas.





Cosa ci serve:

  • 3 o 4 petti di pollo
  • 3 kg di patate criolla
  • 4 chili di patate pastusa
  • 2 chili di patate sabanera
  • 5 pannochie fresche tagliate a pezzi grossi
  • 4 spicchi di scalogno
  • 1 vasetto di capperi sottaceto
  • 1 mazzetto guascas (galinsoga parviflora)
  • panna mezzo litro circa semimontata
  • 5 Avocado
  • Sale, pepe

Mettiamo i petti di pollo in una pentola capiente, copriamo interamente di acqua e portiamo a ebollizione, poi abbassiamo il fuoco e lasciamo cuocere per circa 40 minuti. Togliamo il pollo e filtriamo il brodo dalle impurità della carne. Mettiamo ora le verdure a cuocere nel brodo di pollo: le patate sbucciate, lavate e tagliate a piccoli pezzi, le pannochie, lo scalogno a fettine. Aggiungiamo poca acqua se necessario, aggiustiamo di sale e pepe. Lasciamo cuocere fino a quando le patate si sfaldano e addensano il brodo.
Mentre la zuppa cuoce prepariamo gli avocados separatamente facendoli cuocere a vapore per circa 20 minuti, poi li tagliamo a pezzettoni. Tagliamo a pezzi anche i petti di pollo raffreddati. Laviamo, asciughiamo e tritiamo le erbette, poi le soffrigiamo in olio extravergine di oliva.
Quando la zuppa e pronta, aggiungiamo le erbette soffritte, i pezzi di pollo e serviamo nei piatti.
Gli avocado, i capperi e la panna sono serviti in piccole insalatiere separatamente e ogni commensale aggiunge nel suo piatto la quantità desiderata di questi condimenti.

L'usanza in Colombia è quella di servire l'ajiaco in piatti fondi di terracotta nera tradizionale appoggiati sopra un cestino di vimini.
Io ho abbondato sia di capperi che di panna e la zuppa era OTTIMA!!!!

La foto della pietanza proviene da internet, in attesa di una riuscita bene fatta da me. Vi lascio invece con un po' di immagini della periferia di Bogotà.






martedì 18 settembre 2012

Biscotti all'arancia

(Κουλουράκια πορτοκαλιού)

Buonissimi biscotti fatti in casa, con preziosi ingredienti quali l'olio extravergine di oliva spremuto a freddo nel frantoio di un piccolo paese dell'entroterra greco, profumate arance coltivate su dolci colline che scendono quasi in riva al mare, zucchero di canna, farina e un pizzico di aromatica cannella. Ottimi a colazione la mattina, fantastici compagni del caffè pomeridiano, si possono conservare in un barattolo a chiusura ermetica anche per un paio di mesi. Provateli! (e secondo me non vi dureranno così a lungo...)



Cosa ci serve:
  • 320 grammi di olio extravergine di oliva
  • 300 grammi di zucchero di canna
  • 250 grammi di spremuta d'arancia
  • 1 kg di farina 00
  • 2 cucchiaini di lievito
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaino di cannella

Lavorate l'olio con lo zucchero fino ad ottenere una crema chiara ed omogenea. Aggiungete la cannella e la spremuta d'arancia, nella quale avete sciolto il bicarbonato. Attenzione! usate un ampio contenitore per sciogliere il bicarbonato nella spremuta perché si gonfia e fa una incredibile schiuma! Aggiungete a cucchiaiate la farina mescolata con il lievito e lavorate bene con entrambe le mani, fino ad ottenere un impasto liscio. Lasciate riposare 20 minuti in luogo fresco.
Prendete piccole palline di impasto e formate i vostri biscotti dandovi il disegno che più vi piace. Io preferisco quello classico, a nodino, della mamma... Disponete su una teglia foderata con carta forno e cuocete a 180 °C per 15 minuti circa. Devono assumere un bel colore dorato. Lasciate raffreddare completamente prima di conservarli. 





mercoledì 15 agosto 2012

Coscossela delle Cicladi

(Κοσκοσέλα Κυκλαδίτικη)

Una ricetta facilissima dalle belle Cicladi, di questa salsa fatta di melanzana, pomodori e uova. Può essere servita come secondo piatto, oppure spalmata su fettine di pane e servita come antipasto. Gustosa, semplice, non manca mai dalla tavola estiva ellenica, è uno dei piatti preferiti dai bambini! Alla ricetta originale ho aggiunto soltanto un po' di peperoncino, che a casa mia non deve mancare mai...





Cosa ci serve (per 4 persone):

  • una melanzana globosa
  • un peperoncino rosso fresco
  • 4 pomodori maturi grandi
  • 5 uova
  • 50 ml di olio
  • un cucchiaino raso di zucchero
  • basilico per servire
  • sale, pepe grattugiato fresco
  • 100 gr di kefalograviera

Pelate la melanzana dalla sua buccia nera, grattugiatela ai fori grossi. Fatela insaporire insieme all'olio, il peperoncino tagliato fine, il sale e il pepe a fuoco basso. Aggiungete i pomodori grattugiati senza la buccia e lo zucchero. Fate cuocere a fuoco vivace la salsa per circa 20 minuti finché non si assorbono i liquidi.
Abbassate il fuoco, sbattete le uova in un piatto e aggiungetele nella salsa a fine cottura. Fate cuocere per 3-4 minuti mescolando continuamente per fare cuocere l'uovo, senza far asciugare troppo la preparazione.
Servite con una manciata di basilico tritato grossolanamente.





mercoledì 8 agosto 2012

Fresco dolce estivo

Questa estate ha deciso di farsi sentire per bene quest'anno! Le alte temperature persistono e la voglia di accendere il forno è praticamente nulla. Si ha voglia solo di frutta, verdure, gelati, appena tolti dal frigo, pietanze fresche e facili, da preparare e da degustare senza sudare...
Io amo le gelatine e vi propongo questo dolce facilissimo e molto fresco per le vostre cene estive.



Cosa ci serve (per 6 porzioni):

Per la base:
  • 6 biscotti savoiardi
  • un bicchierino li liquore alle amarene
Per la crema:
  • 2 cucchiai di farina
  • 4 cucchiai di zucchero
  • un uovo
  • mezzo litro di latte
  • buccia di un limone non trattato
Per la gelatina:
  • 6 gr di colla di pesce
  • 200 ml di succo di pesca freddo da frigo
  • 100 ml di acqua bollente
  • 2 cucchiai rasi di zucchero
  • 2 pesche tagliate a fettine
Preparate per prima la crema, che poi si deve raffreddare. Lavorate bene l'uovo con la farina e lo zucchero e due cucchiai di latte fino ad ottenere una crema omogenea senza grumi. Aggiungete lentamente il latte, continuando a lavorare. Mettete sul fuoco dolce, aggiungete la buccia di limone (io ho usato solo la parte gialla che ho pelato con il pelapatate), portate ad ebollizione. In questa fase bisogna mescolare continuamente finché la crema non si addensi, perché potrebbe attaccarsi sul fondo della pentola. Quando la crema si è addensata togliete dal fuoco, aggiungete 10 gr di burro (che serve a renderla lucida e aiuta a non formare la pellicina sopra) e lavorate con una frusta per 5 minuti per farla diventare vellutata. Lasciate raffreddare.
Tagliate a metà ogni savoiardo, intingeteli nel liquore di amarene (o altro liquore alla frutta di vostro piacimento; io avevo questo...) e disponete le due metà savoiardo nel bicchiere, uno sopra l'altro. Versatevi sopra la crema raffreddata, arrivando fino ai due terzi del bicchiere. Ponete in frigo.
Preparate la gelatina: bagnate la colla di pesce in acqua fredda, lasciatela 10 minuti in ammollo. Strizzatela bene e fatela sciogliere in un pentolino con l'acqua bollente e lo zucchero. Aggiungete il succo di pesca e mescolate bene. Lasciate raffreddare.
Disponete 2-3 fettine di pesca sopra la crema in ogni bicchiere. Versatevi sopra poca gelatina (che è ancora liquida ma non calda) senza far galleggiare le pesche. Mettete in frigo per mezz'ora. Mettete in frigo anche il pentolino con la gelatina. Dopo mezz'ora il primo strato di gelatina avrà "intrappolato" le pesche che non galleggiano più. A questo punto potete completare la preparazione con il resto della gelatina. Mettete in frigo per almeno 4 ore prima di consumare il dolce. Ottimo anche il giorno dopo!








domenica 5 agosto 2012

Le patate al forno marinate

(Πατάτες φούρνου)

La ricetta è molto semplice, la sua particolarità sta nella marinatura.




Cosa ci serve:

  • un chilo di patate dalla pasta gialla
  • mezza tazza di olio
  • succo di un limone
  • succo di mezza arancia
  • due cucchiai di senape
  • due spicchi di aglio
  • un rametto di rosmarino
  • un cucchiaino di origano
  • sale e pepe

Lavate e pelate le patate, tagliatele a spicchi. Mettetele in una teglia. Preparate la marinata: fate un'emulsione con il succo di limone, il succo di arancia, l'olio e la senape. Versatelo sulle patate e lasciate marinare per almeno un'ora. Aggiungete gli spicchi di aglio schiacciati, condite con le erbe. Salate e pepate. Mescolate bene. Infornate per 45 minuti a 200 gradi. 





mercoledì 1 agosto 2012

Mini muffin al limone e semi di papavero

I semini fanno cic cic...

Secondo un'antico proverbio cinese, l'esperienza gastronomica può essere soddisfacente soltanto quando tutti e cinque i sensi sono stimolati. Il gusto prima di tutti, il sapore armonico della pietanza, è quello a cui facciamo riferimento quando pensiamo a un piatto. L'olfatto non da meno, provate una volta da assaggiare il vostro piatto preferito, stringendovi con due dita il naso: non ne sentirete quasi il sapore! La vista e il tatto sono importantissimi nel determinare la sensazione di piacere del cibo, una bella torta decorata che ci stringe l'occhiolino dall'alzatina del centrotavola fa molta più gola della sua versione ancora spoglia che sta lievitando nel nostro forno. Poi quanto è determinante per la piacevolezza la consistenza della mousse, il senso del coltello che taglia, sfiorandola, una bistecca morbida, la crosta del pane fresco...
Ultimo dei sensi l'udito. Ci sono degli esperimenti molto interessanti che stabiliscono quanto è importante il suono del cibo per convincerci a mangiarlo (*) e a potenziarne il godimento! I nostri cibi emmettono suoni, la nostra cucina è un teatro dell'opera, dove si suonano melodie. Apriamo una lattina di birra nell'ora più calda della giornata... ciofff... il suono già comincia un po' a rinfrescarci... Le patatine che fanno croc sono sempre le più buone, il fritto sfrigola in padella, il ragù, ploc-ploc-ploc, bolle lentamente in pentola, rompiamo le uova che fanno uno schiocco secco, la frusta monta le chiare, scende come una cascatella il rumore dello zucchero... I semini di papavero fanno cic cic sotto i denti...



Eccovi oggi una ricettina facile facile per questi deliziosi dolcetti per la colazione, che si possono tranquillamente riciclare anche come goloso dessert dopo una cena informale, grazie alla loro profumata salsa.

Cosa ci serve (per 16 muffin circa):

  • 3 tazze di farina
  • 1 1/2 tazza di zucchero
  • 200 grammi di burro
  • 1/2 tazza di latte
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • 1/2 tazza di semi di papavero
  • 4 uova
  • succo e scorza di 2 limoni grandi
  • 1 tazza di zucchero a velo

Lasciate ammorbidire il burro a temperatura ambiente, lavoratelo con lo zucchero fino ad ottenere una spuma bianca. Aggiungete le uova uno alla volta, continuate con il latte, la farina, il lievito, i semi di papavero e la scorza di limone. Distribuite il composto negli stampini da muffin, io uso quelli in silicone, riempiteli fino a 2/3 lasciando un po' di spazio perché devono lievitare. Cuocete a 180°C per 25 minuti. Lasciate raffreddare i muffin nelle loro formine. Mescolate lo zucchero a velo con il succo dei limoni ed irrorate le tortine. Sformate e... sono pronte da servire! Spariranno in un baleno!








(*)   http://www.slowfood.com/education/filemanager/resources/sense_ita.pdf
(**) http://www.servizi.adriatica.e-coop.it/portalWeb/stat/docConsumatoriDoc/doc00000103410/il-suono-del-cibo-ma-il-cuoco-dove.dhtml